Lo scorso anno dalla lotta all’evasione fiscale l’Amministrazione finanziaria ha recuperato 19,2 miliardi di euro

Lo scorso anno dalla lotta all’evasione fiscale l’Amministrazione finanziaria ha recuperato 19,2 miliardi di euro

La CGIA di Mestre lancia l’allarme evasione fiscale; a seguito dell’attività di accertamento svolta lo scorso anno sulle attività economiche, emerge come la maggiore imposta media accertata dall’Agenzia delle Entrate per ogni singola grande azienda sia pari a poco più di 1 milione di euro, per la media impresa di 365.111 euro e per la piccola di 63.606 euro.

In altre parole, l’entità dell’evasione contestata alle grandi imprese è risultata essere 16 volte superiore a quella delle piccole aziende e dei lavoratori autonomi (nel 2017 era stata pari a 18). La lotta all’evasione è una vera e propria piaga da combattere, con tutti i mezzi e “senza quartiere” deve, senza dubbio,essere uno dei pilastri della prossima Legge di Bilancio. I dati dicono che la potenziale dimensione dell’infedeltà fiscale delle grandi aziende è enormemente superiore a quella delle piccole.

Infatti la Cgia, nell’analisi, ricorda che secondo i dati delle dichiarazioni dei redditi relativi al 2018, il reddito medio dichiarato delle persone fisiche (ditte individuali e lavoratori autonomi) è stato di 25.290 euro, quello delle società di persone (Snc, Sas, Ss, etc.) 34.260 euro e quello delle società di capitali (Spa, Srl, Sapa, etc.) solo 34.670 euro. Un dato, quest’ultimo, condizionato al ribasso, allorché poco meno del 40 cento del totale delle società di capitali registra un reddito in perdita o in pareggio.

Lo scorso anno, dalla lotta all’evasione fiscale, l’Amministrazione finanziaria ha recuperato 19,2 miliardi di euro, di cui 16,2 ascrivibili all’attività ordinaria (versamenti diretti 11,25 miliardi, compliance 1,85 miliardi e ruoli ordinari 3,1) e 3 miliardi riconducibili alle attività straordinarie (rottamazione 2,59 miliardi, voluntary disclosure 300 milioni e liti fiscali 100 milioni).

Rispetto al 2017 il gettito delle attività ordinarie è aumentato dell’11 per cento (+10 per cento i versamenti diretti, +38 per cento la compliance e +4 per cento i ruoli). In calo del 46 per cento, invece, le entrate dalle attività straordinarie (-87 per cento le liti fiscali, -41 per cento la rottamazione e -25 per cento la voluntary disclosure). Va altresì ricordato che dei 19,2 miliardi recuperati nel 2018, circa la metà di questo importo è costituito da sanzioni e interessi di mora.

Nessuno si augura che il Paese si trasformi in uno Stato di polizia tributaria; ma una maggiore attenzione verso questi soggetti sarebbe auspicabile, visto che le modalità di evasione delle grandi aziende non è ascrivibile alla mancata emissione di scontrini o ricevute, bensì al ricorso a frodi doganali, a frodi carosello, a operazioni estero su estero e a compensazioni indebite; reati quest’ultimi, che non verranno nemmeno sfiorati dalle misure di contrasto all’utilizzo del contante che il Governo metterà a punto nelle prossime settimane.

Grandi o piccoli che siano, gli evasori vanno perseguiti ovunque si nascondano, forse se il fisco fosse meno esigente, lo sforzo richiesto sarebbe più contenuto e probabilmente ne trarrebbe beneficio anche l’Erario, con una pressione fiscale inferiore, molti che oggi sono evasori marginali diventerebbero dei contribuenti onesti.

La nostra giustizia civile è lentissima, la burocrazia ha raggiunto livelli ormai insopportabili e la Pubblica amministrazione rimane la peggiore pagatrice d’Europa: nonostante queste inefficienze, la richiesta del nostro fisco si colloca su livelli elevatissimi.